I mondi di Riccardo Gualino

la mostra ai Musei Reali di Torino.
Da venerdì 7 giugno a sabato 30 novembre 2019.
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Nel cuore di Torino, a due passi da Piazza Castello, è stata inaugurata il 7 giugno la mostra “I mondi di Riccardo Gualino”, che i Musei Reali dedicano alla sua ricca collezione, con più di 300 opere in mostra fino al 30 novembre 2019. La rassegna riunisce la collezione appartenuta a Riccardo Gualino, presentando un importante nucleo di opere conservate alla Galleria Sabauda di Torino e alla Banca d’Italia di Roma, insieme a dipinti, sculture, arredi e fotografie provenienti da musei e istituzioni torinesi e nazionali, raccolte private e archivi, primo fra i quali l’Archivio Centrale dello Stato. E’ un’occasione unica per conoscere l’intero arco della vita e del collezionismo di Riccardo Gualino, capitano d’industria e finanziere, figura di spicco nell’economia italiana del Novecento.
Riccardo Gualino, nato a Biella nel 1879, imprenditore e mecenate, è stato un importante collezionista di capolavori d’arte. La mostra, a cura di Annamaria Bava e Giorgina Bertolino, documenta l’intero arco della sua vita, nei diciotto ambienti delle Sale Chiablese, con accostamenti tra opere e fonti storiche che documentano il forte legame tra i progetti realizzati da Gualino nella sfera economica e l’impegno profuso nel campo dell’arte e della cultura. L’apice della sua vita imprenditoriale coincide con il massimo sviluppo della sua collezione.
Il nome Gualino nel 1928 è inserito nella rosa dei cinque uomini più ricchi d’Europa. Dapprima commerciante di legname, la sua ambizione lo porta ad acquisire banche, in società con Giovanni Agnelli fonda la SNIA, diventa azionista di riferimento e vicepresidente della Fiat, lancia i filati artificiali, ha interessi nel settore chimico e in quello alimentare.
La sua ascesa è molto rapida e le sue cadute vertiginose. Nel 1914 acquista un enorme terreno sulle rive della Neva, intenzionato a costruire una nuova San Pietroburgo sullo stile di Manhattan. La Rivoluzione d’Ottobre manderà a monte il progetto, ma non fermerà la sua fame di affari.
Al successo di aziende come la Snia Viscosa e la Unica corrisponde, fra il 1920 e il 1930, l’apice della collezione, con le acquisizioni di opere come la Madonna in trono di Duccio da Buoninsegna, la Venere di Botticelli, Venere e Marte del Veronese, la Négresse di Édouard Manet, il Paesaggio campestre di Claude Monet. Non manca l’Oriente, con il Buddha in meditazione del XIII-XIV secolo, rilucente nella sua lacca dorata. In questo periodo, i Gualino si fanno ritrarre da Felice Casorati, nelle pose auliche dei signori rinascimentali, assumendo nella vita reale il ruolo di mecenati, sostenitori dei giovani artisti, e in particolare dei Sei Pittori di Torino, della danza d’avanguardia e del teatro, con l’apertura, nel 1925, di una sala privata nella loro residenza e poi del Teatro di Torino.
I visitatori di questa mostra possono ammirare la Venere del Botticelli della collezione Gualino. La prima traccia dell’opera risale al 1844 quando la acquistò un reverendo inglese, che in seguito la cedette a un barone. L’opera si pensava perduta nell’incendio della casa di quest’ultimo, ma fu ritrovata dagli eredi che la vendettero a Riccardo Gualino. Nel 1930 la Venere, realizzata da Botticelli con la collaborazione dei suoi allievi, divenne patrimonio della Galleria Sabauda. La “Venere di Torino” è indubbiamente collegata a “La nascita di Venere”, opera custodita presso gli Uffizi di Firenze che ottenne un grandissimo successo, tanto che già all’epoca la committenza chiese che venissero realizzate altre immagini di questa straordinaria bellezza femminile. Botticelli, in quest’opera, decise di ritrarre la figura della Venere su sfondo nero. La donna raffigurata è Simonetta Vespucci, amata da Giuliano de’ Medici e morta a soli ventitré anni. Già durante la vita dell’artista, il mercante fiorentino Antonio Billi scriveva che l’artista dipingeva bellissime donne nude e Giorgio Vasari, nelle sue “Vite”, confermava la testimonianza con queste parole: “Per la città, in diverse case fece tondi di sua mano, e femmine ignude assai”. Solo tre “Veneri” sopravvivono, attribuibili a Sandro o alla sua bottega: la Venere di Berlino, quella di Torino e una in collezione privata a Ginevra. Si tratta di nudi monumentali, tra i primi dipinti profani dell’Europa postclassica che trovano ispirazione in un modello antico conosciuto come Venere de’ Medici, o Venere pudica, dove la Dea è sorpresa a coprirsi con le mani le parti intime.
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Riconoscibili in mostra anche le opere di Felice Casorati, tra cui il ritratto dello stesso Gualino che rispecchia pienamente un linguaggio artistico piuttosto statico, privo di ogni dinamismo, quasi geometrico, da cui traspare la malinconia tipica dell’artista.
La mostra non si limita all’esposizione di numerose opere, ma è completata da fotografie e documentazioni che raccontano gli spazi originali in cui quadri e dipinti erano conservati. Ad esempio le sale del Castello di Cereseto Monferrato, prima residenza di Gualino, in stile neogotico, oppure la palazzina di via Galliari a Torino. Ma anche l’ufficio all’ultimo piano di corso Vittorio Emanuele II. Le foto documentano la vita di Riccardo Gualino e di sua moglie Cesarina Gurgo Salice, e l’atmosfera degli anni Venti iniziati in pieno sviluppo industriale per concludersi nella crisi economica mondiale e nell’ascesa del regime fascista in Italia. Importanti le immagini degli stabilimenti che Gualino ha fondato nel settore del legname, del cemento, della seta artificiale e del cioccolato.
Il 19 gennaio 1931 Riccardo Gualino, accusato di bancarotta fraudolenta in seguito alla crisi finanziaria del 1929, viene mandato al confino a Lipari da Mussolini e l’anno dopo a Cava dei Tirreni. Cesarina lo segue. Rilasciato nel 1932, privato ormai del suo impero economico, si trasferisce nel 1933 con la moglie a Parigi, dove nel 1934 fonda la Lux film. Comincia per lui la nuova carriera di produttore cinematografico e, per Cesarina, che a Parigi ha frequentato l’Accademia Colarossi, quella di pittrice. La collezione è concessa per sanare i debiti con lo Stato: una parte entra alla Pinacoteca Sabauda, l’altra in Banca d’Italia.
Scontata la pena, per Gualino iniziò un nuovo periodo fiorente a Roma, alla Rumianca e alla Lux Film, casa di produzione di Riso amaro di De Santis e di Senso di Visconti. Nella capitale, dove vivrà per trent’anni, perduta la prima favolosa collezione, ne inizia una seconda, di nuovo ricchissima. Il dialogo tra passato e presente si rinnova, come suggeriscono in mostra la giovane Clelia dipinta da Felice Casorati nel 1937 e la trecentesca scultura con Santa Caterina. Cosmopolita e grande viaggiatore, negli anni venti e trenta Gualino ha percorso l’Europa, le Russie e gli Stati Uniti, intrecciando la vita degli affari con quella del collezionismo. Mossa da un forte impulso verso la modernità e il futuro, l’esistenza di Gualino trascorre tra fabbriche ultramoderne e dimore d’eccezione, sedi della sua favolosa collezione, frequentate da studiosi, musicisti, artisti, danzatori, intellettuali, politici e industriali. La collezione Gualino è considerata una delle più significative e importanti raccolte italiane del Novecento. Comprende sculture e dipinti, reperti archeologici, arredi, vetri e ceramiche, oreficerie, arazzi e tessuti, datati dall’antichità ai primi decenni del XX secolo, provenienti dall’area europea, orientale e mediorientale.
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Condivisa con la moglie Cesarina Gurgo Salice, la collezione nasce come raccolta con funzione d’arredo, per poi assumere un nuovo e più ampio orientamento, grazie al sodalizio con lo storico dell’arte Lionello Venturi, coinvolto come consulente nel 1918. Nel corso degli anni venti, la collezione entra nella sfera del mecenatismo, con il sostegno offerto agli artisti attivi a Torino, in particolare a Felice Casorati e al gruppo dei Sei di Torino. Nel 1925 Gualino inaugura il Teatro di Torino, uno spazio aperto al pubblico, di produzione e di ricerca nel campo della musica, del teatro, della danza e del cinema, modellato sull’esempio dei teatri “d’eccezione” di Parigi, Vienna, Londra e Berlino. Nel 1928 un nucleo consistente della collezione viene esposta nelle sale della Pinacoteca Sabauda di Torino. L’attività dell’imprenditore s’interrompe alla fine del 1930 con il crack determinato da una serie di fattori tra cui la Grande crisi del 1929, le perdite della Snia Viscosa, la principale azienda del suo Gruppo, la bancarotta di un socio francese e l’ostilità di Mussolini. Le sue proprietà, compresa la collezione (in parte già assegnata nel 1930 alla Galleria Sabauda) e i beni mobili e immobili sono posti in liquidazione e consegnati alla Banca d’Italia. Il confino segna una netta cesura tra due epoche, un decisivo cambio di passo e di approccio esistenziale. Dopo un soggiorno a Parigi, i Gualino ritornano in Italia: acquistano una villa a Firenze e una serie di abitazioni a Roma. Le opere d’arte tornano alle pareti delle nuove case. Alla passione per il teatro subentra quella per il cinema che si concretizza con l’attività della Lux Film, la casa di produzione di pellicole come Riso amaro, del 1949, diretto da Giuseppe De Santis. Al suo fianco c’è sempre Cesarina che condivide con lui una lunghissima vita piena di viaggi, incontri e amicizie memorabili: tra gli altri, D’Annunzio e Gobetti, Nijinskij, Solomon Guggenheim, Curzio Malaparte, Winston Churchill, i Kennedy, Liz Taylor, Luchino Visconti. Lui e Cesarina, amanti di tutte le arti, dall’architettura alla danza, alla musica, alla pittura, costruiranno castelli e teatri, daranno vita a splendide stagioni di eventi e acquisteranno una strabiliante raccolta di capolavori, da Botticelli a Modigliani: una parte di essi costituiranno la “Collezione Gualino”, patrimonio della Galleria Sabauda di Torino. Riccardo Gualino muore nella sua casa di Arcetri, sulle colline fiorentine, il 7 giugno 1964 all’età di ottantacinque anni.